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Euromedia Research per Assobibe: le bevande analcoliche sono un “sorso di Made in Italy”

Quella delle bevande analcoliche è un’industria che affonda le sue radici nella storia e nella tradizione italiane. Un Paese cresciuto a cole, aranciate, toniche, tè freddi, aperitivi analcolici, chinotti e gassose, dove la pausa relax e il momento di convivialità hanno il sapore di una bibita, e dove gusto, tradizione e innovazione si incontrano e danno vita a nuove formulazioni, che strizzano l’occhio ai sapori di una volta, ma con formulazioni “senza”.

È la fotografia di un settore, quello delle bevande analcoliche in Italia, che emerge dalla ricerca “Bevande analcoliche: immagine, valore, tradizione e significato” realizzata per ASSOBIBE da Euromedia Research, presentata a Milano in occasione dell’Assemblea annuale ASSOBIBE, Associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di bevande analcoliche in Italia.

Gli italiani e le bevande analcoliche: relax, convivialità e ricordi d’infanzia
Cole, aranciate, toniche, chinotti, gassose, spume, aperitivi analcolici e tè freddo: per 9 italiani su 10 sono sinonimo di relax e convivialità. Per il 25,9% degli italiani rappresentano un momento di pausa, una coccola; per il 24,4% sono un “simbolo” di festa e socialità mentre per il 16% sono legate a un ricordo dell’infanzia.

Gli italiani, secondo quanto emerge dalla ricerca condotta per ASSOBIBE da Euromedia Research, associano l’immagine delle bevande analcoliche non solo ai momenti di relax e convivialità (85,3% degli intervistati) – essendo qualcosa che li accompagna nella vita (81,5%) in particolare associata all’estate come una piacevole pausa rinfrescante (86,8%) – ma per il 77,7% degli intervistati sono parte integrante della tradizione italiana, e per il 72,6% rappresentano il gusto italiano.

Gli italiani: consumatori moderati
Quasi il 90% degli intervistati non consuma queste bevande quotidianamente: il 22,4% le consuma solo una volta a settimana; il 13,6% 3-4 volte al mese e ben il 24,6% le consuma raramente, solo in determinate occasioni (il 38,6% in estate durante le vacanze; il 35% nei momenti di relax con gli amici).

Oltre 8 italiani su 10 (81,2% degli intervistati), quando si trovano a consumarle, non bevono più di 1 o 2 bicchieri, a conferma del dato che vede l’Italia all’ultimo posto in Europa per consumo di soft drink [1].

Gli italiani amano i prodotti della tradizione: accanto ai super classici come cola e aranciata, non hanno mai smesso di consumare prodotti come chinotto, spuma, gassosa e cedrata che, curiosamente, piace tanto alla generazione Z (18-30 anni) quanto alla generazione BB (61-80 anni), indicata rispettivamente dall’8,4% e dall’8,8% dei due target.
Un consumo maggiormente consapevole e a ridotto apporto calorico
In un contesto nel quale 9 italiani su 10 (87,4% degli intervistati e il 72% nella fascia d’età 18-30) si dichiarano soddisfatti della varietà di bevande analcoliche presenti sul mercato, oltre 7 italiani su 10 sono soddisfatti dell’offerta delle bevande “zero” (es. senza zucchero, caffeina, teina) che secondo il 64,4% degli intervistati hanno contribuito ad un consumo maggiormente consapevole rispetto all’apporto calorico.

“Questo dato è per noi estremamente rilevante perché è segno che stiamo andando nella direzione giustaspiega Giangiacomo Pierini, Presidente ASSOBIBE -. Le nostre imprese investono moltissimo in innovazione e sono impegnate da anni nell’offrire soluzioni che riescano a coniugare il gusto della tradizione che tanto piace ai consumatori a un ridotto apporto calorico: lo zucchero immesso in consumo si è ridotto di oltre il 40% negli ultimi 10 anni, anche attraverso Protocolli siglati dalla categoria con il Min. Salute”.

L’impatto socio-economico dell’industria delle bevande analcoliche
Dalla ricerca realizzata per ASSOBIBE da Euromedia Research, l’industria dei soft drink emerge fortemente radicata sul territorio, sia per l’apporto in termini di valorizzazione della materia prima sia per l’occupazione e l’indotto che genera sia, infine, per la valorizzazione della tradizione italiana nel Mondo.

Il comparto investe nelle materie prime nazionali 1,4 miliardi di euro ed utilizza il 50% di frutta italiana. Negli anni l’industria ha scelto di valorizzare questo patrimonio, sviluppando prodotti che evocano sapori antichi e legati alla tradizione territoriale, e questo per il 79% degli intervistati contribuisce a portare il Made in Italy nel mondo. Secondo la ricerca realizzata per ASSOBIBE, infatti, per il 78% del campione le bevande analcoliche fanno parte della tradizione italiana, mentre il 72,6% vi ritrova il gusto italiano.

[1] Dati Nomisma, 2022

 

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